venerdì 2 aprile 2010

"Quaderni" e "Rivista" di Merceologia

Negli anni quaranta e cinquanta del Novecento quasi tutte le Facoltà di Economia e Commercio avevano una cattedra di Merceologia, molte con laboratori di analisi chimiche e fisiche, alcune con un museo merceologico; la Merceologia era insegnata negli Istituti tecnici commerciali da centinaia di docenti. Analisi merceologiche anche di alto livello venivano svolte in molti, come allora si chiamavano, "Laboratori provinciali di igiene e profilassi", e in Laboratori merceologici delle pubbliche amministrazioni, e molti direttori di queste strutture insegnavano anche all'Università.

Negli stessi anni nell’insegnamento e nella ricerca della Merceologia si verificò una svolta culturale, soprattutto per merito del prof. Ciusa il quale aveva capito che, per essere ascoltati nelle Facoltà di Economia, bisognava parlare non solo delle merci, ma anche delle materie prime usate, dei "processi" o "cicli" con cui le merci sono fatte, delle innovazioni dirette all'uso dei sottoprodotti --- abbastanza curiosamente di quei temi che sarebbero stati al centro di quella che sarebbe stata "l'ecologia" venti anni dopo, negli anni settanta del Novecento.

Nella seconda metà degli anni cinquanta del secolo scorso la Merceologia ha vissuto la sua età dell'oro. Ci fu allora un'ondata di contestazione popolare con la scoperta delle frodi alimentari; una campagna di stampa dell'Espresso denunciò i furbi che facevano olio d'oliva sintetico esterificando gli acidi grassi dell'olio di piedi di cavallo, che trasformavano l'olio di te cinese in olio di oliva, che facevano la pasta di grano duro miscelando la farina di grano tenero con appropriati collanti, eccetera.

Si trattava di eventi squisitamente merceologici e i cultori di merceologia furono, per qualche anno, al centro dell'attenzione pubblica: erano invitati ai congressi, venivano intervistati dai giornali, consultati dagli amministratori (proprio come sarebbe successo, venti anni dopo, per i cultori di "ecologia" o per chi si spacciava come tale). La prima associazione di difesa dei consumatori, l'Unione Nazionale Consumatori, era fondata nel 1955 da Vincenzo Dona che era amico di molti di noi merceologi. Molti merceologi parteciparono alla riscrittura delle antiquate leggi sulla produzione e il commercio degli alimenti.

La lotta alle frodi presupponeva la caratterizzazione della qualità delle merci, un termine che comprendeva dal grado di genuinità, all'economia nei materiali usati, all'accettazione da parte del pubblico, al basso prezzo, ai diritti dei consumatori. Fu così che i docenti di Merceologia decisero che sarebbe stato opportuno organizzare dei congressi di Merceologia all'insegna della "qualità". Il primo di questi si tenne a Bari nel settembre del 1962. Parteciparono alcuni studiosi stranieri, gli argomenti erano molto vari, ma sembravano abbastanza interessanti e ben accolti, tanto che gli atti furono raccolti in un volume che fu chiamato "anno uno" di una pubblicazione periodica col nome "Quaderni di Merceologia".

Il secondo congresso si tenne a Roma, organizzato dal prof. Elvio Cianetti e non furono pubblicati gli atti; nello stesso 1963 uscì però un secondo volume dei Quaderni di Merceologia, praticamente con un solo lungo saggio di Dan Goldan, uno studioso israeliano che era stato ospite in vari Istituti di Merceologia italiani e che scrisse una rassegna degli studi merceologici in vari paesi.

Il terzo "Congresso della qualità" si tenne a Perugia e fu curato dal prof. Giovanni Mannelli il quale pubblicò un volume di atti. La storia dei congressi della qualità --- ma dopo alcuni anni il riferimento alla "qualità", nel senso originale, si è perso per strada e i congressi sono diventati "di Merceologia" --- è stata raccontata dalla prof. Ottilia De Marco nel suo saggio: "200 anni di Merceologia: passato, presente, futuro", Rassegna Chimica, 45, (5/6), 135-142 (settembre-dicembre 1993)

Dal volume 3 del 1964 in avanti la pubblicazione dei Quaderni di Merceologia fu assunta dal prof. Ciusa a Bologna. Un indice degli articoli pubblicati nei volumi 1962-1977 fu pubblicato a Bologna nel 1977. Dal vol. 17 del 1978 in avanti il nome fu cambiato in Rivista di Merceologia e la pubblicazione continuò in parte a Bologna e poi a Pescara; dal 1997 al titolo fu aggiunto quello di "Journal of Commodity Science" e le pubblicazioni sono prodeguite a cura del prof. Mario Giaccio a Pescara.

La scelta del doppio titolo fu suggerita dall'innegabile fatto che non esiste un nome in inglese o francese per quell'insieme di conoscenza che rientrano sotto il nome di merceologia (anche se, senza chiamarla così, innumerevoli libri inglesi e francesi trattano problemi rigorosamente di merceologia, di "scienza delle cose"), ma occorreva, ai fini di una più vasta presentazione della disciplina, darle un nome inglese e una leggibilità in inglese e una classificazione fra le riviste internazionali.

Chi vuole sapere che cosa scrivevano i merceologi nei primi anni sessanta potrà utilmente cercare la collezione dei Quaderni/Rivista di Merceologia; dall'esame del catalogo dei periodici del sito Internet qui (il catalogo dei periodici delle biblioteche nazionali, peraltro largamente incompleto) appare che una collezione completa della rivista, con le sue tre denominazioni, dal 1962 ad oggi si trova nella Biblioteca dell'Università di Bologna, nel Centro Bibliotecario Bigiavi di Bologna, nella biblioteca dell'Università Cattolica di Milano e nella biblioteca della Facoltà di Economia di Modena.

Altre otto biblioteche hanno la collezione della rivista fino al 1997 e altre sei hanno la collezione completa solo dei Quaderni di Merceologia. Altre biblioteche pubbliche e certamente Istituti universitari e singole persone hanno collezioni più o meno complete di Quaderni/Rivista di Merceologia.

Il sito Internet dell'Istituto Datini di Prato ha in rete qui l'indice dei primi tredici volumi, dal 1962 al 1974, dei Quaderni di Merceologia presenti nel Fondo Federico Melis (che era un professore di storia economica amico del prof. Ciusa).

La rivista consente anche di osservare l'evoluzione della Merceologia; negli anni cinquanta del secolo scorso i docenti erano praticamente tutti laureati in chimica o in discipline naturalistiche e questo appare chiaro dal tipo di lavori pubblicati; però i loro interessi, che ricorrevano spesso agli strumenti dell'indagine chimica e fisica, non era strettamente chimici o analitici, ma prestavano attenzione all'ambiente culturale in cui l'insegnamento della Merceologia si svolgeva. Nei vari volumi della rivista si trovano così studi di carattere economico, storico, di attenzione per gli aspetti normativi e per l'origine delle frodi; sarà forse stato l'effetto del dover vivere in una Facoltà di studi economico-storici e giuridici, ma l'educazione naturalistica spingeva gli studiosi di Merceologia ad affrontare in modo originale i problemi che gli altri docenti della Facoltà affrontavano con i propri strumenti culturali. Questa convivenza non è stata facile, ma è stata stimolante.

E’ interessante osservare anche che, a partire dal 1970, gli studi di Merceologia si sono estesi ai problemi “ambientali”, dell’uso delle risorse naturali nell’ambito della produzione delle merci. Anche questo fa parte dell'avanzare della cultura e la collezione della rivista potrebbe stimolare una ricostruzione di una pagina non trascurabile della vita accademica della seconda metà del XX secolo.


Quaderni di Merceologia
vol. 1, 1962 (Bari)
vol. 2, 1963 (Bari)
Dal Vol. 3, 1964 (Bologna)
Al vol. 21 (1982)
Rivista di Merceologia (Bologna, poi Pescara)
Dal vol. 22, 1983
Al vol. 32, 1993
poi Journal of Commodity Science/Rivista di Merceologia (Pescara)
Dal vol. 33 1994 ?vol. 37, 1998
Al vol. 44, issue II-IV:
Journal of Commodity Science, Technology and Quality (Pescara)
Dal Vol. 45, genn-dic 2006

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